È allarme epidemia “burionale”

È allarme epidemia “burionale”


È allarme epidemia “burionale”

di Giampaolo Spinato

Si deve all’ormai arcinota cracca sicumera che ha ristretto il Partito Democratico ai domiciliari di una politica a misura di “il mio bagno, il mio living” l’avvento del burione, infido microrganismo sfuggito finora all’attento screening di virologi e immunologi di ogni latitudine grazie alla speciale guaina protettiva che lo rende invisibile a microscopi e reagenti chimici per il semplice motivo che è costituita al 99,9% di sensi e significati ed è quindi più inerente alla lingua che alla provetta, una materia che alcuni scienziati, non tutti, reputano ormai ancillare nell’epoca della comunicazione di stampo militare.

Il burione, invece, è all’origine di manifestazioni talora così aberranti da costituire, fra le emergenze epidemiche, quella più allarmante anche se apparentemente prolifera nell’indifferenza generale. Forse perché, sfuggendo ai radar di qualsivoglia rilevazione di laboratorio e allo scandaglio dei campi magnetici, dispiega la sua letale contaminazione dissimulando la propria natura originale in un bouquet di sintomatologie patologiche che rendono più accessibile la sua osservazione attraverso i devastanti effetti. Non a caso l’aggettivo, burionale, è più noto della radice sostantivale.

Addirittura più noto dell’accertato ceppo di derivazione che, per chi è a digiuno della materia, si può fare risalire a Roberto Burioni, “medico, accademico e divulgatore scientifico italiano, attivo come ricercatore nel campo relativo allo sviluppo di anticorpi monoclonali umani contro agenti infettivi”, che “ha acquisito notorietà con i suoi interventi sui social media contro la disinformazione in materia di vaccini”*.

Metto subito le mani avanti: questi appunti scientifici costituiscono una mera bozza o un suggerimento per ricerche linguistiche a venire, mi astengo cioè a priori dal dibattito sulle discusse normative riferibili ai vaccini, anche se a latere dichiaro di ritenere emblematicamente burionali, e dunque potenzialmente devastanti per l’umanità, formule derivate dalla gergalità di quel dibattito quali “immunità di gregge” o la più recente etichettatura dei bambini con la certificazione “conforme” o “non conforme”. Per citare alcuni esempi.

A partire proprio dai social, su cui il Burioni è molto attivo, mi limito qui a riflettere sul caso dello stucchevole tweet – poi rimosso – in cui il succitato scienziato così si è espresso:

 

Lo stesso Burioni deve essersi accorto dell’enormità che ha messo nero su bianco. Dopo averla cancellata, infatti, si è prodotto in una serie di spiegazioni con le quali si è aggrappato ai tendaggi tirando giù l’intera impalcatura e facendo – sempre con la stessa cracca sicumera di cui sopra, che certifica la sua parentela col Pd – ulteriore scempio del senso e del significato della visione dell’uomo e della donna sottesi nell’uso osceno della lingua che ha esibito nel tweet.

Dice il Burioni d’avere risposto a una ragazza con la magnanima rassicurazione di chi voleva farle intendere “le brutte (e i brutti) sostanzialmente non esistono”. Risposta che avvalora, invece di annullarla, la natura burionale dell’infettiva sintomatologia osservata. Dice inoltre di averlo cancellato perché credeva “che non offendesse nessuno” ma “purtroppo mi sono accorto che non è così”. E aggiunge: “Capita a chi non è pratico come me, conosco i virus ma meno i social. Mi scuso con chiunque possa essersi sentito offeso”.

A parte che, se ci tiene a non passare per un mentitore, gli converrebbe correggere la frase che lo definisce su wikipedia, riportata in precedenza, ci si chiede – per non buttarla in vacca, cioè sui vaccini, che nella fattispecie non c’entrano una beata fava – la tempesta burionale che il Burioni sta soffrendo è così devastante da indurlo ad offendere la propria e l’altrui intelligenza? Davvero uno scienziato non è in grado di capire quando dice delle puttanate così indicibili e mostruose? E, ammesso e non concesso che si tratti di “distrazione”, non è in grado di chiedere scusa senza rilanciare la palla su terreni del tutto avulsi dalle bestialità che ha coniato?

Che di bestialità burionale si tratti lo attestano qui non solo il senso e i significati espliciti o reconditi della petalosa burionata (sostantivizzazione dell’aggettivo, la Crusca prenda nota) ma stavolta persino la struttura grammaticale della frase e le parole scelte: una miscela ambigua ed esplosiva travestita di garbata volgarità, tanto da richiamare alla memoria il celebre post del mediatore culturale che ebbe l’onore di tutte le cronache quando, dopo lo stupro di Rimini dell’agosto 2017, ebbe a postare una frase allucinante.

Sia chiaro, il tweet dello scienziato Burioni non assurge ai livelli di possibile rilevanza penale raggiunti nel suo post da Abid Jee (che fu poi licenziato dalla cooperativa Lai-Momo) ma la frase “Una volta che si è non sgradevoli la partita è aperta” dovrebbe fare accapponare la pelle alle signore del “se non ora quando”. Se non altro perché costituisce, semanticamente, nel pensiero indelebile e recondito da cui è germinata, l’anticamera di quel “poi la donna diventa calma” che ha suscitato in tutto il Paese nel contempo indignazione e un’amarissima, quasi isterica risata.

A proposito di anticamere, come si è detto, a chi costruisce, oltre alle banche, il mondo intorno a sé, viene naturale non vedere al di là del proprio bagno, del proprio living, e magari abituarsi al marcio che li infettano. Ma i sensi e i significati sopravvivono alla cronaca e al marketing. E chi continua, con cracca sicumera – spesso senza adeguato magistero – a “raccontare storie” deve sapere che non può non renderne conto.

Poi, fate come vi pare, buttatela in caciara e difendete l’epidemia burionale pur di fare la statua agli scienziati che combattono contro l’ignoranza, magari avallando la marchiatura “conforme” o “non conforme” sui bambini. Oltre che in malafede, siete malati. È allarme epidemia burionale, scienziati. E l’immunità di gregge non potrà farci niente.

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* Fonte Wiki.

 


About Giampaolo Spinato

(Milano, 1960) ha pubblicato Pony Express (Einaudi, 1995), Il cuore rovesciato (Mondadori, Premio Selezione Campiello 1999), Di qua e di là dal cielo (Mondadori, 2001), Amici e nemici (Fazi, 2004), La vita nuova (Baldini Castoldi Dalai, 2008). Scrittore, giornalista freelance e docente universitario, scrive per il teatro e ha fondato Bartleby – Pratiche della Scrittura e della Lettura.

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