Il Lubrificatore

Il Lubrificatore


Il Lubrificatore

(Da quando) Non fa più colazione con il Premier

di Giampaolo Spinato

«Scrivimi un pezzo, ma un pezzo “umano”, forte, senza fregnacce, sinistra, destra, lascia perdere, guarda quel

ponte e scrivimi un pezzo sugli operai che l’hanno costruito e l’ingenuità gloriosa di un Paese, scrivimi di papà e di mamme, l’hai avuto un padre, l’avrai anche tu una madre, figlio di puttana che hai voluto fare l’intellettuale e sei qui a mungere, scrivimi ‘sto pezzo e ficcaci dentro padri e madri poveri che costruivano case e ponti, ma quale Autostrade, ma quale Atlantia!

Ma chi ti fa parlare, fai la tua parte: mettici quella bocchinara di tua madre che ti allattava, il dopoguerra e l’entusiasmo del Paese che cresceva, scrivi di un popolo entusiasta che produceva e lavorava. Lascia perdere le azioni in Borsa, i patti d’acciaio, beneTTONstanti, emendamenti, concessioni rilasciate nottetempo, omissis per la privacy, l’eroica competitività imprenditoriale che compravende con la grana della gente che smadonna alle barriere dei caselli.

Cazzo, disciulati, falli piangere! I papà, la mamma, i nonni: ce li hanno tutti! Fai caregnare tutti su ‘ste bare, tumulale in fretta, cosa t’ho dato a fare rubrichette e paginate, spargi poesia, poeta, non eri anche scrittore, forza!, spargici sale, angustia, rabbia, ansia, copri gli applausi ai populisti col loro stesso sangue, i meteorismi dei loro vaniloqui, trasparenza, merito e gli ‘sticazzi! Dipingimeli barbari, ignoranti, scrivimi un pezzo che faccia capire a tutti che non c’è futuro se si aggrappano ai coglioni di queste capre deficienti, ma quali appalti, ma che tornelli d’oro riservati agli amministratori delegati che saltabeccano dai nostri inserzionisti ai gruppi editoriali!

Cazzo, lavoraci, cosa ti pago a fare, lubrifichiamo l’economia, il Paese, noi, ricordati! Svegliati, alza la posta, cita, umiliali coi tuoi eruditi slanci, alzati dall’amaca, scrivi! E, visto che ci sei, infilaci una Diciotti, tieni presente che oggi non è mica come ieri, non siamo soli, ci tiriamo dietro anche il Berlusca, quel bagongo, neanche la previdenza della prostata, una vita ad allevare serpi ingrate in casa, a fatturare con la nostra leale garanzia, qua la commedia è diventata una tragedia, un post sui social vi piscia in bocca a te e ai tuoi amici che vi paghiamo per fare ‘sti elzeviri e ci fate solo perdere lettori, cazzo, scrivimi un pezzo che li mandi a letto sconfortati, più depressi, complessati.

Infilaci i fascisti, bravo, quelli, che li abbiam tirati a lucido quel tanto che conviene nelle interviste, nei talk show, mettici quanto sono volgari, disonesti, così infoiati con i loro selfie. Fai che caregnino per gli ultimi del mondo davanti alle zie, gli zii allettati dentro gli hospice, mettimi in prima fila ‘sti cazzo di immigrati, sai che ci tengo, mettici Boldrini, la civiltà, i principi, quei cazzo di sogni che hanno cariato i denti e i sonni ai loro nonni. Falli più glicemici ‘sti pezzi, esagera, mettili in chicchera, nel caffettino del mattino: #Italia #futuro #sogna #avanti #clandestini #diseredati #povery #altracosa, vai di pagliuzze travi, tiragli hashtag, che ce li riportano gli Orfini, i Faraone, le Morani, Ascani, e vaffanculo anche quel comico di Renzi, se non fosse per gli spiccioli che m’ha fatto guadagnare con l’insider trading…

Smanduriaci ‘sti bergoglioni, cosa ti pago a fare, intellettuale?! Non hai imparato la lezione? Spingi anche tu sul duodenale, metti la gronda a coprire il crollo del Morandi, niente filmati, niente telecamere, cambia le date, copia-e-incolla, taglia-e-cuci, mettici un Munch che urla nella vox populi e dipingi forte ‘sti Salvini che di questo passo ci tira la rincorsa, come ti ho insegnato a fare già con Berlusconi, è un deficiente, come è salito sulla cresta così sarà travolto dalla stessa onda di un  tweettelling, ma tu lascia stare, pensa a ingrassarlo, ingigantirlo, tu fammene un maiale, fammi un esercito di Mussolini che fomenti indignazione, vedrai che ce lo consegnano i suoi stessi amici, due Maroni, i fratellini, ciellini, gli affiliati, i baciolemani che sponsorizzano a macchia di leopardo i centri sportivi e le parrocchie della locomotiva del Paese.

Fammeli piangere, ‘sti cazzo di lettori, diamogli lo scalpo – mi basterebbe anche il riporto, guarda, purché prevalga la battaglia per l’abbiente, non sai quanto ci è costata! – e fammi affacciare tutti quei negretti, sai che ci frega a noi!, dalla Diciotti perché noi #restiamoumani, mica come loro, sempre a rompere i coglioni coi caporali, i narcotrafficanti, i pusher e gli imprenditori che finiranno per sfruttarli i diseredati deportati per i continenti quando si spengono i riflettori. Cosa ci stanno a fare i poveri?! Scrivilo e fottiti! Cosa stai lì a cercare i collegamenti, cosa ne sanno quelli dei lager in Libia, di quei gulag che sono diventati i centri d’accoglienza, la sai la storia, no, si fanno i soldi più che con la droga, ma tu mi basta che me li commuovi, che sali sulle navi, sui gommoni, sempre in favore di telecamere, non fare il pirla!

Scrivi e poi posta su Insta, Facebook e gli altri social le tue imprese mentre fai l’apericena che ti pago io al bar della Fondazione Prada. Scrivi ‘sto articolo di merda, avanti, forza, fagli vedere che se vuoi sai essere più stronzo tu di loro, ravanagli la pancia, ma quale Francia, colonialismo sfruttamento Africa, traffico d’armi, falla finita, malapianta, dagli agli untori, fagli un santino, l’agiografia al ministro della Mala Vita, avrai la ricompensa, lubrificami la vita e il portafoglio coi diritti universali… Eh?! Cosa dici? Forzatura?! Non c’è lavoro, i soldi per curarsi, vanno d’accordo con i bangla del market sotto casa?! Persino quelli che scrivono “Renzi sei una chiavica” poi nella vita sono un’altra cosa?! Ma tu sei anche giornalista?! E dove vivi?! Non ti hanno insegnato che della realtà, dei fatti, non sappiamo più che farcene?! Ah, ecco, mi pareva, sei un intellettuale, no, una certezza nella vita bisogna pur averla: non c’è differenza fra destra e sinistra nella tua categoria. Fai il tuo lavoro, scrivi! Una marchetta in più, una in meno, non tieni famiglia? Sono 6000… Ma quali euro, le battute, pirla

 


About Giampaolo Spinato

(Milano, 1960) ha pubblicato Pony Express (Einaudi, 1995), Il cuore rovesciato (Mondadori, Premio Selezione Campiello 1999), Di qua e di là dal cielo (Mondadori, 2001), Amici e nemici (Fazi, 2004), La vita nuova (Baldini Castoldi Dalai, 2008). Scrittore, giornalista freelance e docente universitario, scrive per il teatro e ha fondato Bartleby – Pratiche della Scrittura e della Lettura.

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