Senso di colpa e distruttività in parole povere

Senso di colpa e distruttività in parole povere


Provare sensi di colpa per qualcosa di cui non si è – non si è stati anche in tempi remoti – responsabili è uno stato che richiede cura e vigilanza.

Il senso di colpa è subdolo, è il carburante della Macchina, ovvero delle false personalità che accerchiano l’Io reale con lo scopo preciso di farcelo scordare.

Funziona come una turbina e sviluppa la stessa potenza ma, in più, c’è la possibilità che il motore della Macchina, messo in moto dai sensi di colpa, non si possa più arrestare a meno di una esplosione.

Il senso di colpa a lungo coltivato – o tollerato – innesca infatti la Rabbia e viceversa, in un circolo vizioso inarrestabile.

Se non viene disinnescata per tempo, la micidiale propulsione esercitata dal senso di colpa può tracimare in forme di distruttività non prevedibili.

Il senso di colpa più insidioso è quello che sotterraneamente lavora costruendo nella mente l’oggetto della sua distruzione a partire da ciò che ci è più caro: una persona che amiamo o ci ama, o il nostro stesso io, spesso entrambi.

Uno strumento che seda la Macchina del senso di colpa che nutre la rabbia è la rimozione.

Ci sono persone che non possono fare a meno di questo strumento per sopravvivere e che, nonostante questo compassionevole stato, non soffrono l’amputazione di parti essenziali perché proprio questa rimozione consente loro in qualche modo di vivere una qualità di pienezza a loro confacente.

Vi sono anche tempi e funzioni diverse per la rimozione, come ve ne sono per il dimenticare.

Ma, quando – nei casi in cui – il tempo salutare del sonno si esaurisce e l’Io si risveglia, ritrovandosi in contatto con tutte le parti, comprese quelle sofferenti, si spalanca un tempo meraviglioso, nell’accezione etimologica e dunque anche tremenda. E’ il tempo della cura, del rischio, della possibile crescita, ma anche della latente possibilità di deragliamento.

L’attacco cieco e violento della distruttività e dell’autodistruttività non prevede alcuna pietà. Il superamento di questo passaggio prevede naturalmente uno scioglimento, un’elaborazione anche dolorosa dello snodo in cui si è impantanati, ed è qui che si smaschera la più violenta delle strutture di coscienza sociale.

La febbre lancinante e stridente – intollerabile – innescata dal cortocircuito Senso di Colpa – Rabbia ha bisogno di riallestire lo spazio che c’è tra Agire e Pensare, Immaginare e Fare, Desiderare e Avere.

Questa separazione, che ci è stata consegnata in natura è sotto attacco da decenni e l’azzeramento tra questi due spazi è una delle più importanti invenzioni al servizio del Consumo (di merci, di vita, di relazioni) con tutte le sue implicazioni economiche.

Non tutti o non sempre i desideri si manifestano per essere soddisfatti. La legge del Mercato invece ci insegna che, sì, e che tutto può essere addirittura comprato.

Talvolta invece l’insorgere di sentimenti forti e violenti ci chiama all’ascolto e alla loro elaborazione prima di superare la soglia dell’Azione, e dunque di essere agiti.

In questo delicato spazio di vigile fluidità fra contenimento ed espressione si giocano diverse partite. Una di queste è l’adesione all’Io reale. Con tutta la fatica che costa, ma anche con la certezza di un’evoluzione solida, concreta (più concreta di qualsiasi mentalità concretistica di mercato) e fruttuosa.

Di solito, questa battaglia permette anche ai sensi di colpa e alla rabbia di sfiatare e alle più grandi ferite che li hanno generati di essere finalmente trasformate, permettendo così all’Io che ne ha dovuto soffrire di dispiegare definitivamente l’unicità generativa che può renderlo davvero speciale.

Non esiste altro modo per evitare le devastazioni, e anche i lutti, in cui la Macchina inesorabile, lasciata a sè stessa, ci può sprofondare.

G.S.

 

(mercoledì 17 agosto 2011 alle ore 22.04 )

vedi anche: note sparse sull’anima

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