PESTARNE 100 PER «EDUCARNE» QUANTI?

PESTARNE 100 PER «EDUCARNE» QUANTI?

PESTARNE 100 PER «EDUCARNE» QUANTI?

L’educazione appaltata ai manganelli e ai commercialisti

di Giampaolo Spinato

È saggio essere scabri. Nessuna ideologia. Intervenendo su quanto accaduto all’Università di Bologna, il ministro dell’Istruzione Fedeli dice: “Quando si sfocia nell’illegalità, quando si fa ricorso alle intimidazioni o alla violenza, non si può parlare di difesa del diritto allo studio”. Come darle torto? Ma, ci chiediamo, ha visto qualcuno degli innumerevoli filmati e delle fotografie che ritraggono decine di agenti in tenuta antisommossa all’interno della biblioteca universitaria?

Si dice, e non c’è stata smentita, che a seguito dell’occupazione della biblioteca di Lettere, il Rettore Francesco Ubertini abbia chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Era necessario? Non vi erano (prima) altri metodi per evitarlo? Insomma, non si poteva proprio fare altro per scongiurare l’inasprimento del conflitto che ha rischiato e rischia di mettere a ferro e fuoco la città di Bologna (e forse non solo)?

Non saremo teneri con i “ragazzi”. Non cascheremo nell’ideologica polarizzazione che fa comodo a chi, da una parte o dall’altra, vuole servirsi dei fatti di Bologna per altri fini. Se la protesta sia eterodiretta o vi si annidino elementi “proditoriamente violenti ci sono istituzioni che hanno gli strumenti per stabilirlo e prendere provvedimenti.

Quello però che, dopo i fatti di Genova, ad esempio, risulta insopportabile è il pressapochismo incompetente e impreparato con cui si fanno scelte così scellerate. Cosa ha giustificato giovedì 9 febbraio l’ordine di fare irruzione con un intero reparto di polizia all’interno di una biblioteca universitaria? Era in corso il sequestro di una o più persone, uno stupro di massa o qualche altra eclatante azione criminale che, in termini oggettivi, richiedesse un intervento repressivo di quella portata? Ce lo dica chi di dovere. Lo spieghino questore, sindaco, prefetto e ministro dell’Interno. Nella speranza, d’obbligo, dopo le sentenze su Genova, che nessuno si arrabatti a confezionare false prove.

Perché #NonTuttiCantanoSanremo. Non tutti cioè, distratti dal festival e dalla portata planetaria della sua (quest’anno assai) forzata spensieratezza, sono disposti a credere alle chiacchiere fumose e agli stereotipi sulla violenza. Da qualsiasi parte provengano. Anche ponendo la debita attenzione al degrado in cui versa il primo teatro degli scontri, ritratto in modo crudo da chi sostiene di averli vissuti, la richiesta (e l’ordine) di fare irruzione coi manganelli all’interno di una università non sembra il metodo più efficace per ripristinare il decoro e la legalità in luoghi come via Zamboni o piazza Verdi che, a quanto pare, chi se ne lamenta oggi non è in grado apprezzare come assomiglino a una foto d’altri tempi, identici ai primi anni Ottanta. Ma quante amministrazioni si sono succedute nel frattempo?

Adesso che la miccia è accesa, ciascuno tirerà l’acqua al suo mulino e, come detto, fino a prova contraria, la sciagurata decisione di fare irrompere le forze dell’ordine all’interno dell’università, cadrà in secondo piano. Eppure è da lì che si misura la decadenza e il fallimento di una comunità di adulti che sembrano aver perso la testa. Dallo smarrimento educativo che l’ha ispirata. Dall’esasperante, meccanico efficientismo che, in ambito formativo, ha sostituito – anche nel linguaggio – le persone con gli utenti. Dall’ansia da prestazione quantitativa che ha soppiantato processi più complessi ma pertinenti come la valutazione o il confronto con un gergo da commercialisti codificato in debiti e crediti che neanche i nostri bisnonni dal droghiere.

E, sì, che siano o no “teste calde”, fragili, abulici o violenti, non è facile avere a che fare coi “ragazzi”, i figli, oggi. In tempi poi che li vedono proiettati nel recinto protetto di una disoccupazione che ha superato il 40% non ne parliamo. Certo è che da un dovere non ci si può sottrarre: vanno educati, non solo accuditi. Ascoltati e, quando serve, anche indirizzati con autorevolezza. Che è cosa ben distinta dall’autoritarmo. Pestarne 100 per educarne quanti? La Polizia (decine di agenti in tenuta antisommossa) in Università: NO! Diciamolo. Punto.

Per il resto, parliamone, o meglio, diamoci da fare.


About Giampaolo Spinato

(Milano, 1960) ha pubblicato Pony Express (Einaudi, 1995), Il cuore rovesciato (Mondadori, Premio Selezione Campiello 1999), Di qua e di là dal cielo (Mondadori, 2001), Amici e nemici (Fazi, 2004), La vita nuova (Baldini Castoldi Dalai, 2008). Scrittore, giornalista freelance e docente universitario, scrive per il teatro e ha fondato Bartleby – Pratiche della Scrittura e della Lettura.

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