La vita nuova

La vita nuova

La vita nuovaLa vita nuovaGiampaolo Spinato; Baldini Castoldi Dalai 2008WorldCatLibraryThingGoogle BooksBookFinder 


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Gaia ha imparato che tutte le persone hanno un animale sulla spalla. A insegnarglielo è stato Gianpi, l’amato zio scrittore appena scomparso, che tramite un misterioso «email postumo» le ha lasciato in eredità il suo ultimo romanzo, La Gaia Meraviglia. La ricerca del manoscritto si trasformerà per la bambina in un viaggio iniziatico che, con il primo ciclo mestruale, segnerà il suo simbolico passaggio alla «vita nuova». Sotto la custodia di due «angeli» quanto mai terreni, una rigogliosa badante ucraina e un gigante giullaresco e saggio, nei tre giorni che precedono il funerale Gaia affronterà i misteri della vita e della morte e tenterà di dare un senso al proprio lutto mettendo insieme, come tasselli di un enorme mosaico che si stende dagli anni Sessanta al nuovo secolo, le storie della nonna – figura di trascendente, quasi onirico attaccamento alla vita – e della mamma. E sperimenterà tragicamente lo strazio che condanna un’intera generazione a riparare i danni dei genitori, artefici dell’annientamento dei propri figli, concepiti solo per colmare il senso di vuoto e la paura della fine.

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“Schizzi di realismo lucido e bollente, incisivo fino a toccare una fisicità quasi gridata”.
Giuseppe AmorosoGazzetta del Sud

UNA LETTERA D’AMORE MAI SPEDITA

«Lasciami dire, Amore, di tutto il dolore che mi strazia in questi giorni in cui non riesco più a raggiungerti, parlarti, non ritrovandoti com’eri, come sei, imbattendomi ogni volta in una persona che non riconosco, non essendo in grado più di cogliere il tuo io, quello gioioso, lieve, quello restio, avvilito, stanco, appassionato e tutti gli altri che ormai viaggiano lontani, disuniti, lasciandomi da solo qui a pensarti, a domandarmi come avvicinarti, quali parole usare per trovare un senso e rendere più tollerabile quello che sta capitando. Non parlo, sai, solo degli impetuosi tuoi abbandoni e della furia che di volta in volta, messa di fronte ai fatti, viene ad espropriarti, esplodendo dentro e fuori, generando altri tormenti, altri rimorsi. C’è questo cuore, questo abbandono, questa vicinanza, un misterioso, ineluttabile richiamo nell’amore. Questo avvolgente senso di calore, quando meno te l’aspetti, viene a prenderti e ti porta vicinissimo al più intimo, segreto dei tuoi sogni e lo rende all’improvviso possibile, concreto. Tutto quello che credevi di non meritarti, che pensavi non potesse mai appartenerti, si fa vivido, disponendosi in segni evidenti nella durata dei tuoi giorni. E tu respiri, tu sorridi, vivi grazie a loro. Finché quell’incantesimo non si tramuta e chiede di diventare non più un sogno ma una scelta, la tua scelta. L’amore è crescere, scoprire ciò che ancora non sapevi. Dico sul serio, quello che non conosci, la vita nuova, il suo imprevisto dispiegarsi, il suo venirti incontro e realizzarsi in un progetto insieme, in una danza che permette all’uno e all’altro di essere, senza rinunce, integri. E’ proprio qui, in questo spazio, che l’io e il tu, complici, modellano quel noi che prende forme mai conosciute prima. Il primo figlio dell’amore è questo “noi” desiderato, non previsto. Solo uno sguardo stupido e superficiale si accontenta di separare la passione dalla vita quotidiana, lasciandosi sfuggire la potenza dell’amore nella sua durata. E’ qui che noi, oggi, siamo. Qui, nello spazio caldo e fertile del “s씝, dove l’amore chiede il conto e ti domanda di non avere più paura. Dove il passato, il più doloroso, ha un’occasione di riscatto e le ferite possono guarire. Dove l’incredulità che conoscevamo e la rassegnazione, gli automatismi che ci trattenevano chiedono di essere divelti, superati. Dove è data l’occasione di addentrarsi nel mistero, vivere come finora non abbiamo mai saputo fare. Dove il coraggio è ripagato dalla vista lucida, serena, del passato e delle abitudini con cui ti difendevi, proteggendoti. Dove, cambiando, puoi comprendere gli sforzi e gli errori che facevi, assumendoti un destino che non era tuo ma solo ereditato. E’ da questo luogo che può nascere, sai, quel figlio che tanto tu desideri. Da qui, dove ti vedi, in trasparenza, fragile, si insemina la vita, la storia non ancora conosciuta. E davanti alla possibilità concreta di riuscirci, mentre con i tuoi stessi occhi vedi che non è impossibile essere felice, proprio per quello, anzi, riemergono le ansie, le paure. La sofferenza e l’autocommiserazione, quello stare male che per tanto tempo, proprio perché lo conoscevi così bene, ti rassicurava, tornano a tentarti. Ti è successo, l’hai già fatto, anche se ti sembrerà perverso, assurdo. Quante persone al mondo si sacrificano a destini che non sono loro. Per paura, rassegnazione, o forse solo perché è meno complicato assecondare abitudini imparate da bambini. Distruggere una cosa bella, la vita nuova che ti viene incontro, a volte, è l’unica risorsa. E’ per illudersi di sopravvivere, come se non vi fosse alternativa: abbracciando il nuovo potrebbe non esserci più spazio per tutto il male, quel dolore che abbiamo conosciuto. Questo fa terrore della vita nuova e qui eravamo e siamo noi. Io e Te. Quel nostro Noi giunto a questo punto. Allo strazio di questa finzione non voluta. Questa follia di fuga, assenza e supplica. E il mio, il tuo urlo, la richiesta di un aiuto, questo bisogno di essere salvati da noi stessi, da chi altri?, è il centro incandescente dell’amore, la sua evoluzione. La sfida che decide i nostri due destini e che ci sta uccidendo di dolore. Io lo so, l’ho visto. Non c’è colpa. Non dev’esserci rimorso. E’ la nostra identità, la nostra storia, i genitori, gli antenati, che riemergono mettendoci davanti a questo specchio. So solo che mi è chiesto uno sforzo immane. Che, per quanto mi riguarda, negli intervalli in cui torno a vivere, sono sospeso in uno spazio-tempo non reale e che la tua, alla fine, è un’invocazione, una richiesta di soccorso, anche se prende forma di aggressione. Ma se è vero che per attingere a quel nuovo occorre seppellire le nostre parti antiche, è vero anche, a volte, che l’amore può essere così folle da accerchiarti con pretese intollerabili. Non è il coraggio quello che mi manca. Ma la forza, forse, l’energia per reggere l’impatto della verità che in questi giorni mi sta venendo incontro così chiara. Se siamo qui, se ci siamo giunti insieme, fra noi deve pur esserci un legame di natura intima, profonda. Dietro e oltre l’imprevedibilità dei tuoi comportamenti, la fragilità e la rabbia che ti opprime, sradicandoti persino da te stessa, c’era e c’è quell’urlo che mi assorda e che non so se sarò capace di alleviare. Qui, da questo altrove, definitiva, atroce, sento la verità e i suoi accenti folli, intollerabili. La sento giudicarmi, pormi domande insopportabili. E se, davvero, il cuore di tutta la questione stesse nel saper morire, nell’attraversare quella soglia, abbandonare ogni resistenza, sapere perdonarsi, perdonare, assistere al tuo stesso funerale, vedere passare quello che eri, accogliere il nuovo che ti abita e che da sempre aspetta di potere vivere, che ti decidi a farlo…» da La vita nuova, Baldini Castoldi Dalai editore

LA VITA NUOVA di Giampaolo Spinato BALDINI CASTOLDI DALAI, Milano, 2008

La vita nuova

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