[Gallery] Dalla parola all’oggetto – NABA 2009


Workshop
Dalla parola all’oggetto
creative writing & design

Milano, 16-20 febbraio 2009
con gli allievi della Nuova Accademia di Belle Arti (Naba) – Design

Strumenti, processi e dinamiche della scrittura “creativa” al servizio di altri linguaggi espressivi. Qui, in particolare, si trattava di concepire e generare immagini e visualizzazioni originali per un aurorale percorso di design. I partecipanti, scrivendo ed elaborando graficamente significati e forme delle proprie scritture, hanno sperimentato modalità personali per progettare forme, oggetti, composizioni e idee per una progettualità grafica. Ecco alcuni materiali.

Testi e disegni di:
Nicolò Previati, Simone Rigamonti, Andrea Sassatelli, Elisa Tremolada, Riccardo Zappaterra, Simone Scalia, Francesca Sardo, Cecilia Valsecchi, Anna Tilche, Matteo Sangalli, Giada, Simona Tosi, Silvia Ruvolo, Matteo Villa, Erika Zorzi, Francesca Nigro

Il video “Creative Writing & Design” >>> qui

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TESTI

AMORE DI CONCHIGLIA
Era una giornata grigia quel giorno, il sole si rifletteva basso, l’acqua era più torbida del solito e la corrente mi spostava ripetutamente avanti e indietro facendomi urtare sulla ruvida sabbia bianca. Odiavo quelle giornate, il mio guscio era più sensibile di quello delle altre e si graffiava molto facilmente. Ero lì, come se fossi schiacciata da un elefante, soffocata in un cubo di vetro, livida per tutte le botte prese, praticamente in una lavatrice in piena centrifuga che giravo e rigiravo e poi giravo e rigiravo!! Diventavo pazza! Quando l”acqua cessava il suo frenetico movimento isterico e il mio spirito si placava era proprio allora che tutto riprendeva repentino!E di nuovo a far le giravolte! Mi sarei strappata tutti i capelli se non ne fossi stata priva!Così per finire in bellezza una gigantesca onda mi scaraventò con una forza sovraumana sulla sabbia rovente. Lontana dal mio amato mare, dalla mia casa mi sentii subito perduta […]

BALLERINE – E’ buio, sempre buio, il solito rumore e la solita sensazione di inutilità . All’improvviso un vuoto e la luce – Le sue mani ci afferrano dolcemente e ci portano con sé…

DIETRO LE VIGNE DI RENNES LE CHATEAU
Il sole stava tramontando dietro le vigne di Rennes le Chateau. Potevo sentire il caldo tepore abbandonare la sua pelle e lasciare spazio al gelo del mio cuore. Un lieve venticello scompigliava i miei capelli, lunghi, neri come la pece, i suoi occhi fissi su di me sapevano d’odio e d’amore allo stesso tempo. Avevo freddo. I suoi capelli rossi come il fuoco si stavano spegnendo come il sole alle nostre spalle. Senza rendermene conto mi cinse un fianco con la mano, nell’altra teneva un piccolo libro nero, intarsiato d’oro e d’avorio. Lo teneva così stretto da sembrare parte di lei, un tutt’uno. Lontano da occhi indiscreti e da antiche maldicenze avevamo vissuto nella quiete di quel paesino, pestando l’uva e imbottigliando il vino migliore della Linguadoca, o almeno così dicono. Ma quella vita stava volgendo al termine. Per me, per lei. Un istante, un solo istante. Una figura alta e irreale, si stagliava all’orizzonte, quasi a voler toccare il cielo, ma era solo un’ illusione. Non era lui a toccare il cielo, ma quest’ultimo a piegarsi a lui. Nei suoi occhi non c’erano nè rabbia nè rancore, solo tanta tristezza per qualcosa d’inevitabile. Sembrava volteggiare con quella grazia che pochi uomini hanno, una grazia che si è persa nei secoli e che ha lasciato un grande vuoto in questa società. Non era cambiato molto dall’ultima volta, alto ed elegante come sempre, teneva i capelli raccolti in una lunga coda, il volto era segnato dal tempo e tradiva l’apparenza di una giovinezza ancora presente e costante, una giovinezza secolare se non millenaria. Ma ad incuriosirmi più di tutto non erano i suoi occhi color del mare, o quella lunga cicatrice che segnava la sua mano, ma quello che stringeva in essa. Un bastone, un lungo e sottile bastone da passeggio, elegante e inquietante allo stesso tempo. Quel simbolo di potere e ricchezza lo rendeva così. umano. E fu allora che mi resi conto che quella grazia che avevo visto nel suo venirci incontro era una semplice illusione, dettata dai ricordi e dal tempo. I suoi movimenti erano lenti, poco aggraziati e facevano trasparire stanchezza e sofferenza. La sua mano, con quella lunga cicatrice trasparante sembrava risplendere al sole, in quegli ultimi istanti di luce vidi la sua mano tremare, con essa quel lungo bastone finemente lavorato si alzò verso di noi. E’ la fine. Il sole scese dietro Rennes le Chateau, un irreale silenzio lasciò presto spazio ai rumori della notte come se il tempo non si fosse mai fermato, quel giorno, l’ultimo di febbraio, due vite si spensero assieme al sole.

FIRMA APOCRIFA – ……… Dopo anni di disuso chiuso in una affitta troppo affollata di cianfrusaglie, il mio nuovo proprietario mi afferrò incuriosito… fissava quel mio adesivo con inscritto il nome che mi era stato appiccicato tempo fa. E fu proprio quell”adesivo a salvarmi da quell”inferno di umidità polvere e scatoloni e a farmi cominciare una nuova “vita”. Anzi diverse… un giorno ero dottore, l”altro un pilota, l”altro ancora industriale … entravo e uscivo da negozi e ristoranti di lusso, ma sempre con lo stesso nome…anzi con la stessa firma, ovviamente su assegni a vuoto che il mio buon possessore elargiva senza porsi troppi problemi………

IL TAVOLO DALLO SPAZIO
Deserto del Nevada, un pomeriggio col sole a picco, uno di quei pomeriggi in cui ti berresti una cassa intera di birra, beverina, fresca, con la condensa che scende dalla bottiglia..Paul, seppur stanco dalla nottata di guida, evitando un paio di morgana, quelle illusioni ottiche che ti fanno vedere la strada anche dove non c”è, è riuscito ad approdare alla prima stazione di servizio finalmente comparsa dopo centinaia di miglia.Scendendo dall’auto per darsi una rinfrescata e per fare il pieno, tira fuori la cosa più preziosa che aveva, la stecca regalatagli dal padre-uno dei più grandi giocatori di biliardo di tutti i tempi, purtroppo dimenticato da tutti dopo la sua inspiegabile e misteriosa scomparsa- e si dirige verso la tavola calda.Una volta entrato, si rende conto di aver fatto una cosa non molto saggia. Doveva essere in condizioni perfette per quel torneo a cui avrebbe dovuto partecipare a Las Vegas e quei 4 brutti ceffi che sedevano al bancone, non promettevano nulla di buono. “Guardate qui la signorinella con la stecca sotto il braccio, dite che sia in grado di affrontare quella cosa là ?” esclama il primo ceffo, dando l”idea di essere piuttosto alticcio. Gli altri tre lo guardano come se avesse parlato di una cosa proibita, e il barista, con tono per niente ospitale chiede: “cosa diavolo ci fa uno come te da queste parti?” Nel retro della tavola calda, c”è un tavolo che sembra provenire dal futuro, o da un altro pianeta, questo non si sa (probabilmente da un altro pianeta considerato che siamo nel Nevada, vicini all”area 51). ha le dimensioni standard di un tavolo americano, ma non è in legno, non è il classico abbinamento verde e marrone del caro vecchio pool, non c”è nemmeno il panno, ma le palle si comportano come se si stessero muovendo sul tessuto. Questo tavolo, se attivato, (cosa che si evita molto volentieri) inizia una partita con chi l”attiva, giocando da solo muovendo come se un fantasma colpisse le palle. L”unico problema è che una volta ingaggiato il match la posta in palio è l”anima dello sfidante.Subito il barista non vuole che Paul si avvicini al tavolo, ma i 4 ceffi fanno si che il povero protagonista accidentalmente attivi la macchina.Il primo colpo è della macchina, è un primo colpo strano, che batte sulla sponda laterale prima di colpire le dieci biglie e qualcosa comincia a muoversi tra i ricordi di Paul, quel colpo è piuttosto inconsueto, ma l”aveva già visto da qualche parte, non ricorda dove e quando però..il tavolo continua a mandare palle in buca, e pare non voler cedere il turno, salvo un errore che non si direbbe possibile da una macchina. La palla viene spizzata come quando al bar un rompipalle da dietro ti spinge la stecca al momento del colpo rovinando la battuta, c”è stato come un conflitto interno. E’ il turno di Paul, deve recuperare 4 buche, quando ad un tratto dal tavolo comincia ad uscire della musica, un brano blues, e tutt”attorno l”atmosfera cambia, come se si fosse teletrasportato in un altro luogo, un altro tempo, familiari al giovane.Anche il tavolo cambia sembianze, si trasforma in un tavolo classico, Paul continua concentrato il suo gioco, pensa che la macchina stia utilizzando degli effetti speciali per distrarlo, ma non si rende subito conto dei due graffi al centro del tavolo, due graffi che, quando era piccolo gli erano costati un sacco di botte da parte del padre.Il Barman a quel punto spiega a Paul le origini del tavolo (è sempre stato lì almeno da quanto ricorda il vecchio barista) e poi rivela che una decina di anni prima un uomo era arrivato chiedendo del tavolo e che quell”uomo somigliava molto al ragazzo. Solo che dopo un”estenuante partita il padre perse e venne risucchiato dal cielo una volta uscito dalla tavola calda.La partita continua tra vari colpi di scena, Paul riesce a beccare una carambola battendo il tavolo con un colpo che aveva un”unica via d”attacco, ormai è notte, e una pioggia di fuoco inizia a scendere dal cielo, e un meteorite più grosso atterra proprio di fronte al locale, si spezza in due e ne esce il corpo del padre di Paul, nudo, stremato e tremante, come se fosse un bambino appena sputato fuori al mondo dalla madre, apre gli occhi, guarda il figlio e con un filo di voce:- bella partita figliolo…- morendogli tra le braccia.

CUFFIA DUET – . sorretta dalla forza di ricominciare……… Sento che mi manca qualcosa, ciò che ho sempre percepito ma a cui non ho mai dato la giusta importanza……… In un attimo sono di nuovo unita a lei, inspiegabilmente, senza parole, basta uno sguardo……… un”altra figura per completarsi, per funzionare al meglio……… metà di me………

COME POTREBBE ESSERE CONVIVERE CON UN RAGAZZO
…… era stato bello baciarlo, eppure la mia mente ha agito da sola……….

OMBRELLO – . …… Non sarò mai più quello di prima……… ora so che devo essere felice……… Ogni goccia mi riempie, mi accarezza, mi rende ciò che sono. Nonostante tutto rimango me stesso, vorrò sempre di più……….STORIA DI UN OROLOGIO – . …… Io vivo in una scatola insieme a 19 fratelli, ognuno di noi ha un posto ben definito. ……….

FINALMENTI U SULI
Non vidu nenti, è tuttu scuru… Avi na bella picca ca u suli si nni iu, magari mancu mu ricordu. Che brutta sta cosa! Picchì propriu a mia? Sentu friddu, un friddu chi m’intrasi dintra… vogghiu essiri quaddiatu! Sentu rumuri, ma non capisciu chiddu chi è, pari chi veni di ddà, ma non sacciu spiegari du “ddà” unnè. Ma yo vulissi sapiri picchì mi misunu au munnu! U vulissi propriu a vidiri a chistu chi faccia chi avi… pi cci nni ‘mpiccicassi una ‘ntà facci ca ci facissi girari a testa pi vinti voti e poi, non cuntentu, ci facissi pruvari tuttu chiddu chi staiu passannu yo… pi curriu! Autru curnutu! Magara mu scurdaiu quant’avi ca non vidu nenti! Ai ai, quantu vulissi a vidiri nautra vota ddì fasci ‘i lustru chi mi pigghiavunu tuttu e mi quaddiavunu… Magara a Diu! Pagassi oro! E inveci? Inveci sugnu cà, chi non capisciu chiù unni minghia sugnu, se passò cacchi ura, cacchi iornu, cacchi misi, cacchi annu… Capaci magara muriu e mancu u capiu, rincugghiunitu pì commu sugnu! Stu curnutu mi fici futtiri u cirveddu, non raggiunu chiù! Mi sta facennu passari i pini dill’infernu! Bellu pezzu ‘i strunzu! Ci sputassi ‘ntà n’occhiu… magara ‘ntà tutti i dui. Chi du palli, non capisciu unni sugnu, unni vaiu… Ma… chi gghiè dà cosa? Vidu na speci ‘i cosa bianca, gialla… ma chi gghiè? Si faci chiù ranni… Mi pari chi sta cosa già a visti… si… si… u capiu! A canusciu! Figghioli, non mi pari veru! Staiu sugnannu? Ah, forsi u capiu: antura non aveva murutu e muriu ora! Quantu mi pigghiu a mascati sulu, va! Porcu u munnu, chi duluri! Allura non staiu sugnannu… e mancu muriu…. Finalmenti u suli!

AMORE DI MADRE – ……… Avevo già messo in preventivo che quel bar mi avrebbe ucciso… Ogni giorno venivo umiliata, schiacciata e calpestata da quegli uomini dimenticati persino da Dio, ma che io ricordavo in ogni singolo particolare… Se avessi la capacità di guardare attraverso la pelle e vedere loro gli organi interni, non mi sorprenderei di trovare il fegato, come il cuore, rattrappito, nero come la pece… Avevo un obbiettivo che andava molto al di là del sopportare moribondi. E dovevo metterci l’anima… Un regalo, tanto insignificante visto da un estraneo, quanto importante ai miei occhi… Ma il sogno lo stava donando a me… Quel semplice, genuino e sincero segno d’amore mi aveva commosso tanto che lo afferrai di colpo, stringendolo forte al petto… . Non sapevo cosa mi avrebbe portato il domani, ma sapevo esattamente cosa doveva portare a lui: la scelta… Era il mio modo di ringraziarlo, perché la mia vita, era incominciata il giorno della sua nascita………

RICORDI DI UN VIAGGIO
Ricordo quel giorno come fosse ieri, era estate, l’aria era afosa, irrespirabile, l’unico sollievo era l’aria condizionata del taxi che ci stava portando alla stazione.Viaggiavo insieme a Sofia, da quando ci siamo conosciute non ci siamo mai divise, lei mi porta ovunque ed io porto con me tutti i suoi segreti e i suoi ricordi.L’auto si ferma davanti ad un edificio imponente, siamo in ritardo, il treno sta per partire, Sofia mi prende in mano e corre lungo i corridoi della stazione. Raggiungiamo il treno e saliamo, il viaggio non dura molto e arriva il momento di scendere, c’è caos, perdo di vista Sofia e da quel momento mi ritrovo sola.
Il treno è pieno di gente, ma non conosco nessuno, due bambine mi prendono e cominciano a giocare con me. Mi trascinano, mi sporcano, non sono abituata a essere trattata così e non capisco nemmeno quello che stanno dicendo, non parlano la mia lingua ed io voglio solo essere lasciata in pace. Non sto ferma un secondo, mi portano per tutto il treno e mi riempiono di oggetti abbandonati in giro per la carrozza. Quando il treno si ferma fuori è buio, le bambine scendono e a prendermi questa volta è un uomo alto, in divisa. Finalmente esco dal treno e quando ci fermiamo mi accorgo di trovarmi in uno stanzino spoglio, pieno di valige e borse come me.Mi spiegano che è qui che portano gli oggetti smarriti e che i proprietari vengono a cercarli, Sofia prima o poi arriverà. Non aspetto molto, appena si fa luce la vedo, Sofia è venuta a cercarmi, sono felice e finalmente a casa.Da quel giorno sono diversa, ora non custodisco solo i ricordi di Sofia, ma anche quelli di tutte le persone che ho incontrato durante il mio viaggio.

……… le nuove scarpe sono scomode………

……… Non c”era piu alcun libro su di lei ne frammenti di sgabelli, ma sentiva comunque un enorme peso su di sè……….

……… conversazione virtuale errore tu pensi che io sia uno come gli altri?? l’appuntamento sorridente accentuata dalla brillantezza dei suoi occhi un ricordo indimenticabile……….

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