Sappia la sinistra cosa fa la destra

Sul numero di marzo di LINUS:

Sappia la sinistra cosa fa la destra

di Giampaolo Spinato

Viene da dire: sappia la sinistra cosa fa la destra. E impari, una buona volta. Il Muro di Berlino è caduto nel 1989 e, con esso, la rappresentazione titanica dello scontro fra le ideologie dominanti del ventesimo secolo. E’ mai possibile che quello sgretolamento si protragga fino a oggi? Possibile che i contraccolpi, l’onda lunga di quel crollo alzino così potenti funghi di polvere e calcinacci ancora venti anni dopo, nel 2009? Per quanto tempo ancora dovremo assistere ai trasformismi strategici di capicorrente non rassegnati, alle schermaglie tipiche non della democrazia ma della lotta fra logge di potere speculari a quelle che avvenivano nella Democrazia Cristiana degli “anni d’oro”? Perché non si comincia a fare piazza pulita dell’anticaglia? Come non capire che il volto e l’anima della dirigenza del Partito Democratico è e rimarrà avariato, se non ci saranno soprassalti etici e passi indietro, dalla presenza di figure che hanno già venduto a suo tempo la propria credibilità per un piatto di lenticchie? Hanno fallito più di una volta, consegnando, con scelte decisive di governo, un intero Paese alla maggioranza che ora lo governa. Perché attardarsi a discutere su ciò che hanno da dire o pretendono figure crepuscolari e arcaiche, che hanno ricoperto già a suo tempo incarichi dirigenziali e a volte di governo? Perché dovremmo interessarci alle risse fra colonnelli, alle sottili pugnalate alle spalle inferte con sorrisi compiacenti, a regolamenti di conti che ristrutturano equilibri e pesi decisionali all’interno di una formazione politica che si pretende nuova, ispirandosi a una democrazia dell’alternanza e che, invece, riproduce gli stessi meccanismi mafiosi che reggevano i fragilissimi giochi di pesi e contrappesi delle recenti coalizioni? Perché non smascherare la somiglianza abissale fra questa sinistra e questa destra? Perché non dirsi una volta per tutte che aspirazioni e comportamenti nella vita privata ed individuale non possono contraddire aspirazioni e comportamenti pubblici se si vuole essere credibili? Perché è così difficile capire che, nel centro sinistra, nella sinistra, in quel che è e che resta dell’agognata diversità alla maggioranza che ci governa, l’anticaglia ideologica continua a produrre preclari, puri e visionari esempi di demenza quando si arriva a discutere se affidare o no a figure mediatiche o dello spettacolo quello che resta della propria effigie di rappresentanza? Perché, ad esempio e ancora, si discute di “immagine”? Perché ci si attarda a studiare, elaborare, inventare look, loghi, slogan, head-line, quando dall’altra parte ormai si narra, si racconta e, raccontando, si manipola? Perché si discute ancora del presunto appeal di un signore brevilineo col riporto e padiglioni auricolari simili a Jacuzzi? Perché non si è capaci di vedere che la capacità di creare consenso non può risiedere nell’immagine? Ma lo guardate? Ma li guardate bene? Perché, per una volta, non fare un atto di generosità e umiltà, riconoscendo che la destra parla chiaro e forte al sentimento, alle rabbie, alla sete di giustizia, al cuore e all’istinto di coloro a cui chiede consenso? E perché, invece di stracciarsi le vesti per questa dinamica, non domandarsi se, nonostante tutta le demagogia che deborda da quell’atteggiamento, non vi sia in questo movimento, questo rivolgersi non alle coscienze e alla ragione, ma alle pance, all’ombra del più intimo e invisibile bisogno di felicità e di riscatto, non vi sia in questa posizione, dico, un principio con cui confrontarsi, un elemento da utilizzare, magari trasformare, nobilitare, forse, invece che lasciare a loro, e solo a loro, l’occupazione totalitaria di quel terreno? Perché dovrebbe avere torto Silvio Berlusconi quando dice frasi tipo: “Bisogna avere fiducia”, “Noi siamo per la cultura della vita”, “La crisi è globale e dovrà avere soluzioni globali”? Non siamo più in grado di smascherare le bugie? Non siamo più in grado di raccontare storie nuove? Che la storia che ci racconta sia davvero anche la nostra e non siamo più capaci di vederne un’altra? Perché ci tocca alzarci una mattina e scoprire di non avere più rappresentanza? E vedere telegiornali senza più differenze? E non sapere come arrivare a fine mese ma accalorarsi per Povia o Iva Zanicchi? E sedersi di fronte a un professore o a un datore di lavoro e subire i suoi ricatti perché non avremo mai la forza di ribellarci e fare, ancora una volta, nell’indifferenza generale, i Don Chisciotte, perché ormai la giustizia è esclusivo appannaggio di chi ha i soldi per pagare gli avvocati? Dove sono i sogni, gli ideali? Cosa vuoi, sinistra? Dillo chiaro e forte. Sogna e facci sognare. Progetta invece di demolire. Racconta la tua storia, se ne hai una. E, se proprio non ti riesce, se tutto ciò, per forza di cose, è ormai impossibile, almeno diventa adulta: impara a mentire e a farlo che meglio di altri. E’ tutto troppo grigio qui, nell’unica storia in cui vogliono metterci.

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LINUS MARZO 2009

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