“B.” e l’incubo della costrizione

14.06.05
Il Quotidiano
“B.” e l’incubo della costrizione – Simona Negrelli

Cultura e Spettacoli
PRIMAVERA DEI TEATRI
Anteprima nazionale dei Kripton a Castrovillari
“B.” e l’incubo della costrizione

VIOLENZA, droga, sesso, volgarità . Ma soprattutto violenza, quella gratuita all”Arancia meccanica”, quella prevaricatrice del più forte che si accanisce con sadico cinismo sul più debole. Ecco gli ingredienti di B., lo spettacolo un po’ ostico della compagnia Krypton, andato in scena sabato in anteprima nazionale a Castrovillari. La serata finale di Primavera dei teatri (direzione artistica: Dario De Luca e Saverio La Ruina) ha proposto un testo beckettiano di Giampaolo Spinato (segnalato al Premio Riccione 2001), messo in scena da Fulvio Cauteruccio, con Silvia Guidi, lo stesso Cauteruccio e Daniele Bartolini.
L’innominabile B. è il capro espiatorio. Al centro della scena, rimane immobile per quasi tutto lo spettacolo. Subisce supinamente le sevizie dei suoi aguzzini, vittime anch’essi degli ordini impartiti dalla voce metallica di un capo-regista che non si vede, ma la sua presenza troneggia costante dall’alto di un microfono.
Lo spettacolo è costruito su due livelli: all’azione che avviene sul palco s’intrecciano le immagini video, da cui s’intuisce il passato di B: un piccolo spacciatore, tradito dalla fidanzata, che uccide l’amante di lei. Ma le sue colpe appaiono un pretesto perché Cauteruccio imposta la sua regia sull’esasperazione della costrizione, in uno spazio scenico che sa di gabbia, di privazione della libertà.
Sul palco, tra una tortura e l’altra, gli aguzzini compiono azioni ordinarie: assistono a una partita di calcio (è la finale Italia-Germania dei mondiali dell’ ’82), mangiano, tanto per rendere più stridente il contrasto col sadismo dominante. Cauteruccio, a un certo punto, urina sul palco (anche se, per non incorrere in censura, lo fa rigorosamente di spalle).
I dialoghi serrati richiamo il teatro dell’assurdo di Beckett, con echi dell’opera di Pinter. Ma su tutto domina una sensazione di disagio, di fastidio, per quell’atmosfera claustrofobica, per quello stato allucinatorio sospeso tra senso e non senso. E’ uno spettacolo forte, crudo, complicato, molto cerebrale. Qualcuno, tra il pubblico, si alza e se ne va. Ma del resto, i Krypton sono abituati all’accoglienza a volte tiepida della Calabria.
Ciò non toglie che Cauteruccio sia un grande professionista. Lo si vede dal fatto che i tempi degli attori sono perfetti, la scenografia, nella sua essenzialità, è accuratissima. E se l’obiettivo era quello di creare disagio nel pubblico, allora è stato centrato.

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