[Dicono di…] Le scuole di scrittura

Il dubbio di Angela – [by Luca Lorenzetti – scritturacreativa.com]

Qualche settimana fa ho ricevuto via e-mail un messaggio da parte di Angela, una lettrice di
Scritturacreativa.com, che mi è sembrato particolarmente interessante per le questioni e gli
interrogativi che solleva:

“Personalmente sono molto preoccupata.
Non perché sempre più persone
manifestano questo desiderio incontenibile
di scrivere… ma semplicemente perché non
lo hanno imparato a scuola in modo
naturale. Questa mancanza di spontaneità,
questo bisogno di ricorrere a un
insegnamento posticcio, diverso dalla
semplice e autonoma lettura, è purtroppo la
prova della crisi della creatività ; non di una
sua evoluzione, come vorrebbero molti.
Forse l’unica cosa da insegnare a chi vuole
davvero scrivere sarebbe questa: l’idea
germoglia da sola nella mente e poi nella
tecnica, con fatica certo; ma ha in sé tutte
le risorse. E’ quasi una fede.”
Angela

Ho deciso di rigirare il messaggio ad alcuni scrittori e docenti di scrittura, per avere opinioni diverse e per generare un “forum” sull’argomento… (continua su scrittruacreativa.com)

Luca

[gps – la mia risposta:
Credo che Angela non abbia tutti i torti. Del resto, dopo alcuni anni di esplorazione e ricerca
anche sui modi di approccio dello scrivere, ho appunto verificato che non c’è trasmissione di
tecnica che tenga ma che appunto il lavoro è molto più complesso (e bello) e coniuga, avendo
a che fare coi significati, “affetti” e competenza.
L’unico appunto che avrei da fare all’impostazione della mail è che un insegnamento non
“posticcio” è possibile, certo, forse non troppo facile da trovare fra le “offerte”.
Per quanto mi riguarda, nonostante un certo impegno, non solo non ho ancora capito tutto
quello che c’è da capire di quel gesto (scrivere) ma addirittura posso dire di “insegnarlo”.
Certo non nell’accezione scolastica che tutti conosciamo. Ed è proprio questo che me ne dà il
titolo, oltre al chiaro impegno a non vellicare ambizioni o frustrazioni di ciascuno: la
determinazione, con la montagna dei miei limiti, a “starci dentro” ed esplorarlo fino in fondo.
Finché non smetterò di essere sorpreso da quello che lo scrivere trasforma e ti restituisce, mi
sa che non riuscirò nemmeno a fare a meno né dell’uno (scrittura) né dell’altro (condivisione
di questa “esperienza”).]

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