SOVRANITA’ LIMITATA

Sul numero di gennaio di LINUS:

Sovranità limitata

di Giampaolo Spinato

La conseguenza è che ci siamo fatti prigionieri. Incuranti del peso, della densità di senso che portano con sé le parole, abbiamo optato per la rappresentazione della democrazia, rinunciando alla sua sostanza. Le radici, il sangue dei vinti e dei vincitori che ha innaffiato gli albori della rinascita della nazione sono diventati icone di una prosopopea difensivistica. Per fronteggiare tentazioni e inclinazioni plebiscitarie, in assenza di carattere, autorevolezza, progettualità, l’opposizione si limita a rispolverare di volta in volta i gloriosi ma antiquati arnesi – bandiere, eroi, combattenti, padri costituzionali – di un momento storico fondativo, la Resistenza e la nascita della Repubblica, da cui, insieme allo strazio che ha piagato intere generazioni, abbiamo ricevuto in dote una Carta Costituzionale il cui incommensurabile pregio era di voler garantire il funzionamento del sistema. Così è stato, tecnicamente, secondo il parere dei più rinomati fra gli esperti. Anche se, dopo la scoperta di Gladio e le decine di piani occulti che, affiancandosi alla strategia della tensione, ci hanno mostrato il volto pietoso di un Paese costretto per decenni a una sovranità limitata, nessuno ha mai posto seriamente la questione: quali erano, quali sono le eventuali incrinature che hanno permesso di aggirare i principi della Costituzione e indirizzare le scelte del Paese secondo le necessità e le paure dettate, all’epoca, dalla Guerra Fredda? E, oggi: quali sono le crepe che, nel marchingegno giuridico che ha consentito al Paese di rimettersi in piedi dopo due guerre mondiali, consentono a chi ha danaro, potere, ricchezza di irrompere nel teatro della Democrazia e impadronirsi delle sue cariche più significative mettendo a repentaglio il sistema di contrappesi e di garanzie disegnato da quella Carta con la divisione dei poteri (amministrativo, legislativo, giudiziario) e la distribuzione del controllo fra i diversi organi? Ecco il tabù mascherato dall’ipocrisia che, da destra a sinistra, ci imprigiona. Ecco lo svergognamento, lo stallo che ci dobbiamo augurare di voler affrontare nel nuovo anno se non vogliamo trascinarci appresso la zavorra del vecchio. Ipnotizzati dalla sontuosità spettacolare dei dogmatismi contrapposti, continuiamo a recitiare litanie e vecchi salmi pur di salvare il salvabile – leggi il proprio particulare – e non comprometterci con le domande semplici e fondamentali che metterebbero in discussione la pelosa, vergognosa farsa recitata, in cambio di prebende, dai soldatini degli opposti schieramenti. Seriamente: è ancora una Democrazia nel senso più alto e, soprattutto, funzionante del termine quella dove occorre avere disponibilità economiche ingenti per ottenere l’estatico consenso degli elettori? Cosa dicono gli strenui difensori della sacralità della Costituzione e delle Regole democratiche, davvero non servono aggiornamenti, una seria revisione, una profonda riscrittura delle regole per impedire un tale scempio? Si è forse accorta la sinistra – i suoi dirigenti e il suo “popolo” – della propria responsabilità nella realizzazione dell’incubo di cui siamo prigionieri? Se sì, cosa ci fanno ancora nell’apparato dirigenziale certi volti, coloro che per anni si sono guardati bene dall’affrontare nodi come il conflitto di interessi, assecondando la deriva che stiamo attraversando, collusi com’erano con coloro che dichiaravano di voler osteggiare? Era il loro stesso volto quello, sornione, che si affacciava sulla scena politica quindici anni fa promettendo di realizzare un sogno impossibile. Erano e sono i loro stessi volti quelli che, digrignando i denti o con soave arroganza, giocano ora la carta del consenso popolare per giustificare l’umiliazione di ogni principio democratico. Sanguinante, o sorridente, è il loro stesso volto quello che taluni irridono, e altri brandiscono come lasciapassare per i propri disegni di sopraffazione. E’ il volto di una Democrazia malata, fortemente compromessa dal lifting permanente, dallo stato vegetativo in cui la costringe la spasmodica lotta quotidiana per la conservazione del potere. Altri sogni oltre a quelli da quel volto raccontati nessuno è stato in grado di sognare. Un nuovo anno è cominciato ed è lontano ancora il giorno in cui potremo dire che questo incantesimo è finito.

LINUS GENNAIO 2010

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