PERCHÉ IL LEADER È (QUASI) SEMPRE UNO PSICOPATICO

PERCHÉ IL LEADER È (QUASI) SEMPRE UNO PSICOPATICO

PERCHÉ IL LEADER È (QUASI) SEMPRE UNO PSICOPATICO [E cosa lo aspetta]

C’è stato un tempo in cui la parola data aveva un peso. Si concludevano contratti d’affari, ci si sposava, si prendeva un impegno con una semplice stretta di mano. Di quello che dichiaravi (e delle storie che raccontavi) dovevi rendere conto. Equivaleva ad averci messo la faccia e prima di smentire te stesso ci pensavi più volte perché farlo equivaleva a farsi terra bruciata intorno. A questo tempo di dignitosa assunzione delle proprie responsabilità si ispirava anche IL Renzi quando col suo vestitino di pannolenci e il piffero per addomesticare topi e serpenti è partito dalla città dei Medici promettendo di fare piazza pulita dei vecchi bugiardi che da vent’anni non mantenevano mai le promesse. Ma, dopo avere a sua volta promesso di rinunciare alla vita politica qualora gli italiani non avessero dato fiducia alla sua riscrittura della Costituzione, con una commovente carrettella ha lasciato il proscenio per andare a oliare gli ingranaggi che si sono inceppati dietro le quinte e preparare la prossima mossa, tenendo un intero partito (e un Paese) in ostaggio. Della signorina Etruria LA Boschi, amica di IL Renzi, che aveva promesso lo stesso, non ne parliamo. Della sua fedeltà alla parola data se ne occuperà chi la impalma. Ma i “ragazzi” non sono degli orfani, hanno prestigiosi predecessori. Chi si ricorda dell’Africa tanto agognata da Walter Veltroni, che nel Continente Nero c’è stato anni fa, ma in gita, perché in questi giorni anche lui ci delizia in seconda serata sulla rete ammiraglia del Servizio Pubblico con un esempio costoso di estetica parassitaria allestita facendo man bassa di brani cult dalle teche Rai intervallati dalle sue note riflessioni profonde (ma non disperate perché i rumors dicono anche che si sia messo in fila presso la Film Commission di Roma-Lazio per ottenere finanziamenti pubblici per un nuovo film, cattiverie, di sicuro). Dalle armi di distruzione di massa di Saddam (mai esistite) ai giuramenti di B. su suoi figli, per non parlare della ministra Fedeli o del “giovane” consulente del Piccolo Massini colto in castagna in un video con IL Renzi che dichiarava di non vedere da dieci anni, sono passati decenni e non sono pochi i personaggi piccoli e grandi che hanno fatto della bugia una prassi, soprattutto politica. Già nel 2014 uno studio scientifico aveva spiegato che “il modo più efficiente per ingannare gli altri è proprio quello di credere alle proprie bugie”*. In pratica il più efficace dei leader è, in pectore, uno psicopatico. E allora si ritorna al punto di partenza: quest’epoca premia gli psicopatici di successo**? Può darsi. Ma quando assistiamo all’ascesa di personaggi tecnicamente adatti al ruolo proprio perché disturbati ricordiamoci che ogni salita ha una discesa. Nixon, Clinton, Tony Blair, Berlusconi lo insegnano. E non sempre è gloriosa. Persino alla gente che, si sa, “sono strani”, piace specchiarsi nel bugiardo che porta in trionfo, convincendosi come lui che le balle che si racconta siano vere. Per un po’. Finché non arriva quel giorno in cui apre gli occhi – la gggente, eh, sono assai strani – e per continuare a guardarsi allo specchio fa a pezzi quello che prima ha applaudito. Quel giorno, in assenza di un vero progetto, si fa spazio per un nuovo bugiardo.

 

 


 



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