“Ma facciamola finita di stare in balia di tutte ‘ste emozioni” (Appunti)

“Ma facciamola finita di stare in balia di tutte ‘ste emozioni” (Appunti)

“Ma facciamola finita di stare in balia di tutte ‘ste emozioni” (Appunti)

Un orizzonte spalancato con chiarezza dallo scrivere, e dal contestuale “saper leggere” quello che si scrive, è che la legittimazione del “sentire” (quello che “sento”, “provo”, che mi “emoziona”) come unico parametro di giudizio del mondo nasconde quasi sistematicamente delle insidie. Il “sentito”, per quanto conturbante ansiogeno festoso o anche luttuoso, non può essere l’esclusivo metodo di valutazione semplicemente perché non tutto quello che “sentiamo” spesso corrisponde a ciò che è. Tra l’altro, il conformismo che oggi celebra questa smania dell’emozionarsi  di solito obbedisce a regole di marketing e si propone di venderci qualcosa. L’imposizione paramilitare di questa overdose dell’emozione così intesa ha il suo culmine nella consumazione della stessa che, a sua volta, innesca la sua bulimica ricerca e impedisce di cogliere la funzione e il significato più autentico del “sentito”, che consiste appunto nello spalancare nuovi orizzonti. Perché quello che “sentiamo”, qualsiasi sia la sua potenza, non è mai solo il riverbero di un’esperienza ma della relazione dell’Io con quello che ci capita. In quanto tale, l’emozione, il “sentire” è una porta percettiva del reale che può aggiungere una ricca gamma di informazioni inedite a quelle già incamerate dagli altri sensi. Per non essere/rimanere in balia delle emozioni, e limitarsi a consumarle, è utile aprire quella porta ed esplorare il paesaggio su cui si affaccia e che, di solito, riserva più di una sorpresa.

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