Infedeli alla linea

09.07.04
Rolling Stone
Infedeli alla linea – Aldo Nove

Quattro libri per un decennio di cui solo ora si comincia davvero a fare memoria, tra violenza e voglia di fuga, con Pink Floyd e Cccp in sottofondo

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“Cosa resterà di questi anni 8o”, cantava qualche lustro fa Raf, preoccupandosi che qualcuno “scattasse la fotografia” e insomma facesse il ritratto di quel contraddittorio periodo storico.
Un decennio radicalmente diverso da quello che lo aveva preceduto, e del quale parleremo facendo un piccolo viaggio attraverso una scelta della rilevante massa di libri che ne trattano. Forse perché la distanza rende più facili i ricordi, li raffredda, li autorizza a trasformarsi in letteratura. Erano gli anni dell'”imma-ginazione al potere”, ma anche della grande disillusione.
La parabola degli anni 70 si sviluppa, per la verità, leggermente decentrata rispetto alla sua cronologia. Diciamo che inizia due anni prima (nel 1968, l’anno degli echi delle rivolte studentesche) e finisce nel 1978 (con l’assassinio di Aldo Moro), spartiacque inesorabile tra i sogni di rivolta e l’odore acre del sangue in cui i sogni sono annegati prima di trasformarsi in Mistica del Business. Gli anni 80, insomma, sono nati nel 1978 e lì i 70 sono finiti.
Di questo momento cruciale della nostra storia si è occupato Giampaolo Spinato nel suo crudo romanzo Amici e nemici (Fazi, pp. 220, euro 14,50), splendido, sinistro, puntuale ritratto sinfonico della vicenda Moro vista da più prospettive: quella dello stesso presidente della Dc prigioniero delle Br, quella di un brigatista che ha partecipato al rapimento ma è stato poi sequestrato da loschi personaggi dell’estrema destra e infine quella di un ragazzino che in quegli anni forma la sua coscienza politica e umana.
Una ricognizione lucida sulla degenerazione terminale di uno spirito di rivolta ingabbiato in più grandi, oscuri meccanismi, zone d’ombra irrisolte e forse irrisolvibili. D’altre militanze narra Alessandro Preiser con Avene selvatiche (Marsilio, pp. 270, euro 15,00). Alessandro Preiser è uno pseudonimo. Dietro di lui si cela un ex militante della destra sovversiva, tuttora detenuto. Il libro è una straziante storia d’amore (scritta con stile potente e originale, dove il tono aulico si sposa con lo squallore delle esistenze narrate, in un connubio stridente). sullo sfondo della quale si consumano i sogni di una volontà di fuga diversa da quella dell’opposta fazione ma legata da un analogo bisogno di effrazione, di rottura.
Non è un caso, ad esempio, che le musiche consumate siano le stesse (Pink Floyd, Grateful Dead): quelle del sogno che cercando di diventare realtà si trova faccia a faccia con la scorciatoia per il paradiso, e la percorre. E’ questo l’argomento di Fedeli alla roba di Bruno Panebarco, “romanzo di un naufragio generazionale” (Stampa Alternativa, pp. 272, euro 13,00). Una storia di droga ma anche il manifesto di un’esistenza che vuole bruciarsi piuttosto che spegnersi lentamente, come sentenziava Neil Young e Kurt Cobain metteva in pratica poi.
Certo, Fedeli alla roba (storpiatura ironica, il titolo, del “fedeli alla linea” dei Cccp, citati più volte). Panebarco era il leader di uno dei più distruttivi e fascinosi gruppi di rock underground a cavallo tra gli anni 70 e gli 80, i Prostitutes: il nome dice tutto. Tra scopate e pere (a volontà, entrambe, nello spirito che ci ha reso con fedeltà Paz!, il film che ha fatto conoscere alle ultime generazioni il più fedele regista “in diretta” degli anni 70, il pittore e poeta tragico Andrea Pazienza) si sviluppa quell’inversione di tendenza che chiuse, proprio attraverso l’eroina (e l’ideologia) gli anni 70.
L’eroina, via di fuga dalla realtà, nella realtà (quella più degradante) tornava come mercato di morte, palestra di futuri cadaveri o neonati yuppie. C’è un altro libro che mi piace segnalare. Si intitola …ma l’amor mio non muore (DeriveApprodi, pp. 258, euro 17,00) ed è la raccolta dei documenti originali dei gruppi eversivi di sinistra nei primi anni 70. Intrisi di sogni davvero, di furiosa e preveggente polemica. Di fantasia. Prima che siringhe e mitra cancellassero tutto.

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