Il romanzo riscopre il terrorismo

30.01.04
La Stampa
Il romanzo riscopre il terrorismo – Mirella Serri

Anni di piombo un pulp politico

Che cosa hanno in comune Valerio Morucci, una vita tra carcere e Brigate Rosse, e Giuseppe Valerio Fioravanti, detto Giusva, un passato da attore belloccio e un destino da terrorista neofascista? Tante cose oltre al nome Valerio, soprattutto se a un romanziere viene in mente di considerarli facce della stessa medaglia. “«Amici e nemici»“, a giorni in libreria da Fazi editore, è l’ultimo racconto di Giampaolo Spinato che ripercorre quegli anni in cui il terrorismo fece il gran salto ‘di qualità ’: nato come sfida e agguato si trasformò in “un gioco al massacro” (così ne parla proprio Morucci nella sua autobiografia “Ritratto di un terrorista da giovane”). La memorabile auto presidenziale, seguita dall’alfetta di scorta, sobbalza e sussulta sulle buche di via Fani: questa scena apre il romanzo di Spinato. Il presidente del Consiglio pensa alla sua ultima lezione universitaria e al viso di una giovane donna: “Come si chiamava la ragazza? Assunta, Rosa… l’aveva notata in aula, attenta”. E intanto si avvicina a quella che per lui sarà l’ultima postazione. Storia questa ben nota. Ma il comandante Leto, controfigura letteraria di Morucci, nella fiction a sua volta sarà sequestrato da un eversore di estrema destra e senza nome (Fioravanti). Il ‘rosso’ e il ‘nero’ si fronteggiano così, mostrando le derive di ogni tipo violenza nel drammatico crescendo di un incalzante pulp politico-visionario. Spinato non è l’unico narratore che in questi ultimi tempi riscopre romanzescamente il terrorismo anni Settanta. E’ riapparso sulla scena letteraria Luca Doninelli con “Tornavamo dal mare” (Garzanti). E racconta le lunghe ombre che si proiettano sulla vita di ex terroristi da quegli anni lontani. C’era il gruppo Gramsci e vi si annidava una covata di futuri brigatisti. I ‘peccati’ di allora ancora oggi si fanno sentire. Qualche tempo fa, poi, il regista teatrale Marco Baliani aveva provato a ripercorrere le orme di Leonardo Sciascia e del suo “L’affaire Moro”, nel racconto pamphlet “Corpo di Stato” (Rizzoli). Un resoconto dei giorni più crudeli con messaggi stellati firmati Br, con Roma blindata e il ritrovamento del corpo rannicchiato nel bagagliaio di una Renault. La sinfonia per un massacro suonata negli anni di piombo sta trovando anche altri fautori: uscirà alla fine di marzo “Il paese delle meraviglie” (Garzanti editore), di Giuseppe Culicchia. Qui si parte dai mesi antecedenti al delitto Moro e si allarga lo sguardo al terrorismo mondiale. Due ragazzini (l’autore aveva undici anni), uno di destra e l’altro di sinistra, nel 1977 vivono in un piccolo paese senza nome del Nord, tra occupazioni di scuola e notizie ben più inquietanti: dall’uccisione di Giorgiana Masi, diciannove anni, ferita mortalmente all’addome, alla gambizzazione di Indro Montanelli, direttore del “Giornale nuovo”, quattro colpi sparati da due giovani a viso scoperto, alla storia di Gudrun Esslin, che con i suoi compagni della Rote Armée Fraktion, Jan-Carl Raspe e Andreas Baader, venne trovata cadavere in una cella di Stammheim. A maggio poi arriverà, di Gabriele Marconi, vicedirettore del mensile “Area”, “Io non scordo” (uscito in maniera clandestina dalla casa editrice di destra Settimo Sigillo, ora lo ristampa Fazi): il resoconto autobiografico offre una prospettiva inedita sugli anni di piombo, finora raccontati soprattutto da sinistra. Insomma, il romanzo italiano giunge solo adesso all’appuntamento di questa memoria di rapimenti, misteri ancor oggi irrisolti, clandestinità prolungate per decenni: dopo che un quarto di secolo è passato. Ma come mai ? “Pensavamo che il terrorismo avesse esaurito tutte le sue potenzialità e anche le sue energie e volevamo dimenticare”, dice Culicchia. “E così mi sono così accorto che su questo argomento abbiamo dimenticato molto. Ho condotto un’inchiesta nelle scuole per scrivere questo libro e ho scoperto che molti ragazzini sono convinti che la strage della stazione di Bologna sia opera delle Br”. Mentre escono le biografie e autobiografie degli uomini che del terrorismo rosso e nero hanno fatto la storia, oggi il romanzo corre al recupero del tempo perduto e stabilisce dei fili di continuità tra il passato e i nostri giorni. “E’ proprio così. Ci si rende conto che esiste uno stretto legame con l’oggi. Sono convinto che la frustrazione e la rabbia che animavano i terroristi old style abbiano punti di contatto con le motivazioni odierne di chi manda un pacco-bomba o preme sul grilletto per uccidere un uomo di Stato”, spiega Spinato. Il “duello all’ultimo sangue”, di cui parlava Moretti e che mostra di avere ancora dei colpi in canna, ora spinge a tornare sugli anni Settanta.

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