I morsi della crisi

Sul numero di aprile di LINUS:

I morsi della crisi

di Giampaolo Spinato

Chiediamo scusa se un bel giorno, in branco, abbiamo deciso di sbranarvi. Se, per noia, ci divertiamo a manomettere i semafori, aspettando dietro gli alberi di poter vedere un crash spettacolare. Papà ci dice sempre che i rumeni sono delle bestie, ma la geografia non è mai stata il nostro forte. Così, scusate se prima abbiamo incendiato per errore quel barbone a Rimini, credendolo di Budapest, e poi, a Nettuno, ci siamo ricascati con l’indiano.

Di certo non bisogna mai interrompere l’erogazione di acqua e cibo a un malato, ma non ci dovete rompere i coglioni se spariamo in testa a un ladro disarmato. La proprietà è privata, è stato detto, ma per qualcuno è priva già di tutto. La casa, sì, la dolce casa. Ci piace che la legge ci consenta di aumentare del 20-30% la superficie delle nostre ville. Nostra figlia, che si lamenta ancora di essere abusata, sarà felice di poter crescere sette figli-nipotini in una tavernetta invece che in cantina.

Ah, ci dispiace che abbiate trovato poco edificante che ricattassimo la gente più o meno importante con fotografie compromettenti, ma non speravamo d’essere premiati partecipando a un reality. C’è quell’handicappato che ha protestato perché l’abbiam picchiato e non ha torto. Ma la sua carrozzella era uno sballo, col motorino e tutto, per non volerci fare un giro.
Detto questo, visto che siamo cani, addormentateci pian piano. Se proprio non vi riesce di annientarci e ucciderci, narcotizzateci con tutti i crismi.
Togliete soldi pubblici alla cultura e rieducateci con le vostre fiction. Oppure, quando dovete licenziarci, non parlateci, non convocate i sindacati, mandateci una mail. Noi siamo inaffondabili, abbiamo spalle forti, noi ci adattiamo allo stato brado. Non sciopereremo più, lo promettiamo, senza lavoro non ce ne sarà bisogno.

Anche perché non è che, per esempio, all’università è assunto solo chi ha qualche parentela. Quando ce lo chiederà, non faremo più la spesa e non andremo più a fare la fila in posta per pagare le bollette al professore-preside di turno, come pretendeva in cambio di un contratto di ricercatore o di assistente nel suo dipartimento.

E se vi serve un mostro, ditelo a Bruno Vespa, noi ve lo daremo, oltre al dna ci metteremo anche la faccia. Tanto si sa, qui, sul guardrail, sul bordo della strada, dove ci avete abbandonato insieme all’immondizia, non si fanno più tanti distinguo fra vittime e carnefici. Quando vi sveglierete, una mattina, e sentirete una bavina scorrervi sul mento, avrete capito bene, è di giorno, non di notte, che comincia l’incubo.
Non vi abbandoneremo, anzi. Da sempre siam fedeli, più dei commercialisti. Ma, soprattutto, avete licenziato tutti gli accalappiacani. Son cazzi vostri, ingordi.
Ce n’è per tutti. I morsi della crisi.

LINUS APRILE 2009

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