Bersaglio immobile, marcio capitale

Alla notizia che nella sentenza di primo grado del processo noto alle cronache come “Mafia Capitale” non v’è traccia del reato di associazione mafiosa è seguito un certo scompiglio dovuto, in prevalenza, al sospiro di sollievo malcelato dei compagni di partito di chi, dai ranghi della politica romana, non si è sottratto alla criminale corrutela messa a fuoco dal dibattimento. 

E così, immobile, ieratico, il partito più inquisito, che si dice democratico, affida in televisione arrampicate sugli specchi a volonterosi portavoce per spiegare a quali vette irraggiungibili si collochi la nostra legge, la stessa che ha consentito di depennare la parola “mafia” dal processo.  

Ma, infine, che volete, si sa com’è questo Paese: si parla, spesso, proprio per non dire. 

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