SERIAL STORYSELLER (CON FIGLI)

SERIAL STORYSELLER (CON FIGLI)

SERIAL STORYSELLER (CON FIGLI)

Dire “Ho un figlio” non può diventare un passe-partout. Soprattutto in politica

di Giampaolo Spinato

Luca Lotti (2013) Source: Camera dei deputati; Author: Camera dei deputati - http://dati.camera.it/

Ha un figlio il Ministro Luca Lotti? Sì. Non si è peritato nemmeno di renderne pubblico il nome la vigilia di Natale.

Si dirà, e allora?, i figli sono l’orgoglio e la responsabilità dei genitori e, oltre a mettere l’individuo di fronte alla concreta percezione della propria caducità – cognizione potenzialmente trasformativa a cui neppure la malattia permette di accedere – il solo generarli spalanca le porte di un’esperienza preclusa a chi non ne ha.

 

Mettiamo che sia così, ma è Off topic.

La domanda è: cosa c’entrano i figli con gli avvisi di garanzia?

Il Ministro Luca Lotti, intervenendo in Senato, dove si è votata la sfiducia presentata dal Movimento 5 stelle per l’inchiesta Consip, ha detto: “Quattro anni fa questa legislatura iniziava sotto pessimi auspici”.

Fin qui nulla da dire. L’avventatezza boriosa della Trappa Gigliata cui appartiene è un esempio perfetto dell’“incapacità della classe politica di affrontare i principali nodi del Paese”, che è poi uno degli auspici da lui stesso elencati accostandolo a quel “pessimo” che, se non fosse già un superlativo assoluto, meriterebbe un’ultrasuperlativizzazione e non è detto che prima o poi non si riesca a coniare un adeguato neologismo per casi così anomali e gravi.

Ma per comprovare l’alta, “disinteressata” statura di una consapevolezza politica maturata prima al liceo Pontormo di Empoli nel 2001, poi con una laurea in scienze dell’amministrazione presso il prestigioso “Cesare Alfieri” di Firenze (con una tesi in “e‐government sui rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino”), il Ministro Lotti, ha rievocato la nascita del governo Renzi quattro anni fa, aggiungendo:

“Ricordo bene quelle ore perché non le passai a Montecitorio ma in un ospedale fiorentino dove nasceva il mio primo figlio che proprio oggi compie appunto quattro anni. In questi quattro anni, mentre lui cresceva e imparava a camminare, a parlare e ad andare a scuola, ho servito il mio Paese non venendo mai meno a nessun obbligo di legge…”

Insomma, per respingere una mozione di sfiducia, prima ancora di profferire l’unico, scarso argomento a sua discolpa – “Non ho fatto ciò di cui mi si accusa” – un Ministro della Repubblica non si fa scrupolo di farsi semanticamente “scudo” dei figli, elevando ad argomento politico (o svendendolo, dipende dai punti di vista), il famigerato “tengo famiglia”.

Non è la prima volta che il Ministro Luca Lotti chiama in causa il proprio pargoletto.

L’aveva già fatto, si diceva, a Natale, con tempismo e ossessione da StorySeller seriale. Non rilasciando un’intervista a Barbara D’Urso o a Vanity Fair, ma in un post sul proprio profilo Facebook dove, anche lì, non si parlava di gattini o di brufoli ma dell’affaire Consip. Per accentuare col commovente background familiare il proprio dispetto a seguito dei sospetti che direttamente o indirettamente lo chiamavano in causa, metteva insieme i dolori del giovane padre e il lavoro usurante del nuovo incarico ministeriale tirando in ballo la recita natalizia, la prima, dell’innocente creatura.

Scambiare questo vezzo per un’altrettanto “innocente” caduta di stile è un errore se non malafede. In realtà tradisce una scientifica osservanza dei fondamentali della “comunicazione” più avanzata. Lo dimostra l’ipertrofia social dell’attuale propaganda politica e quella paranza del marketing che va selezionando una classe dirigente le cui reali competenze sono del tutto ininfluenti e talvolta perfino perniciose rispetto all’abilità di sollecitare istinti e sentimenti, alti o bassi (vedi Matteo Salvini) che siano.

Senza lo spietato occhio di bue dell’appaltone Consip, che l’ha elevato agli onori delle cronache, del povero Luca Lotti, un Ministro convinto che basti dire “Io non so niente” di fronte a sospetti che era nel suo interesse mettere a tacere facendo quel dignitoso passo indietro che gli avrebbe permesso magari poi di ritornare più giovin e vigoroso che pria, forse non si sarebbe occupato nessuno. E anche questo non è un buon auspicio, tenendo conto della sua delega all’editoria.

Ma, per dirla con la stessa ellittica, quasi ovoidale fonematica toscaneggiante esibita in Senato, il Lotti sulla famiglia e sui figli non può essere che in buona fede e in perfetta compagnia se perfino l’amico Matteo Renzi da mesi rimbocca le coperte ai figlioli sui social e ne snocciola i nomi, insieme a quelli dei cugini, per rampognare Grillo (anch’egli su Consip e le accuse al su’ babbo!), e l’imperturbabile Maria Elena «Etruria» Boschi “porta la voce” della sua nipotina al Lingotto.

Peccato che il maestro di questi allievi, che l’hanno già di gran lunga superato, sia l’indimenticato Silvio Berlusconi. Uno che, al netto della incomparabilità delle accuse, del decorso giudiziario e del conseguente rischio di spergiuro, se non altro aveva un oggettivo scopo politico per raschiare il fondo del barile tirando in ballo i figli quando giurò di non avere avuto rapporti “piccanti” con adolescenti.


Publié par Giampaolo Spinato sur vendredi 17 mars 2017


About Giampaolo Spinato

(Milano, 1960) ha pubblicato Pony Express (Einaudi, 1995), Il cuore rovesciato (Mondadori, Premio Selezione Campiello 1999), Di qua e di là dal cielo (Mondadori, 2001), Amici e nemici (Fazi, 2004), La vita nuova (Baldini Castoldi Dalai, 2008). Scrittore, giornalista freelance e docente universitario, scrive per il teatro e ha fondato Bartleby – Pratiche della Scrittura e della Lettura.

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