Pane blu

Pane blu

di Giampaolo Spinato, e Jolanda Cappi , Franco Spadavecchia, Sergio Mussida Sergio, Giusy Colucci, Gianfranco Bella e Gian Luca Massiotta

Prima Rappresentazione:
Milano, teatro Verdi, 1990
musiche di Carlo Cialdo Capelli; regia di Stefano Monti

Produzione Teatro del Buratto

Rassegna Stampa

Sviluppando la tecnica su nero, il Teatro del Buratto arriva ad animare non più solo pupazzi con una determinata fisionomia e personalizzazione, ma anche semplici oggetti che paiono acquistare magicamente una vita autonoma. È il caso di Pane blu (1990), che, in un lavoro di ricerca tematica sul cibo e di studio sui materiali e sul linguaggio dell’arte contemporanea, anima a ritmo di musica svariati oggetti della vita quotidiana, rivolgendosi a bambini e a ragazzi dagli otto anni in su. Partitura per immagini e musica, Pane blu sviluppa un’indagine divertente e ludica sulle forme, sui materiali e sulle loro trasformazioni. Quanto più l’esteriorità si fa segno e senso, tanto più, ad un certo punto, può “giocarci”, innescando immaginari più complessi, densi di spaesamenti e metamorfosi.

A questi spaesamenti e a queste metamorfosi, l’oggetto è sottoposto nello spazio vuoto della scena, diventando via via altro da sé, protagonista, attraverso un gioco di dimensioni, di emozioni e di immagini, in una drammaturgia evocativa e non più solo narrativa. Ispirandosi alle avanguardie artistiche, figurative e musicali del Novecento, lo spettacolo vuole essere una metafora sulla voracità, non solo dell’individuo, ma di tutta una società che potrebbe arrivare anche ad ingoiarsi . Lo spettacolo comincia mostrando su uno sfondo completamente nero una lattina di succo di pomodoro, che a ritmo di musica si autodistrugge per mezzo del proprio apriscatole. Chiaro è il riferimento alla pop-art e a Andy Warhol, padre della parodistica celebrazione dei prodotti di consumo, che divengono oggetto d’arte. Significativa è l’animazione di un uovo, creato con il polistirolo, che appare tagliato in piccole fette, che si scompongono e poi ricompongono a formare un pesce che apre e chiude le branchie, un bruco che si muove allungando e accorciando gli anelli e una botte che viene richiusa con il proprio coperchio. Un altro materiale utilizzato in questo spettacolo è la licra, tessuto elastico, facilmente manovrabile.

Molto suggestiva risulta l’animazione di una camicia, che pare indossata da un fantasma e che viene gonfiata da ventilatori fino a scoppiare, lasciando il posto a tubi flessibili, che rappresentano serpenti in lotta fra loro e che si trasformano in proboscidi d’elefanti. Pane blu si conclude con lo svelamento della presenza degli animatori, che come per uno sbaglio tecnico appaiono di fronte al pubblico, vestiti di nero con il cappuccio e i guanti, mentre manovrano un telo di licra e una maschera.

(da Garavaglia, V. 2008. “Arti visive e teatro d’animazione: L’esempio del teatro di figura.” In Teatro e Arti Visive: Settimana Del Teatro 15-19 Maggio 2006, edited by C. Guaita, 141 – 165. Roma: Bulzoni)

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